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Search Generative Experience, la nuova SERP di Google

Amici marketers e non, abbiamo una brutta notizia da darvi e si chiama: Google Search Generative Experience (SGE).

Altro acronimo, altri cambiamenti: che cos’è la SGE e perché dovreste prepararvi a chiedere aiuto

Come si poteva prevedere, dopo l’uscita di Google Bard tanti si sono chiesti quando sarebbe stata implementata un’intelligenza artificiale all’interno del più famoso motore di ricerca. 

Detto fatto, gli ingegneri di Mountain View non se lo sono fatti domandare due volte, ed ecco SGE: un motore di ricerca con una particolare AI che, a differenza dei competitor, presenta molte funzionalità e maggiore “umanità”.

Questa nuova feature cambierà (di nuovo) tutto? Ora vi spieghiamo cosa verrà aggiunto, come ci si potrà adattare e perché dovreste prendere in considerazione l’aiuto dei Kooders.

Un’intelligenza artificiale “chiacchierona”

Le principali funzionalità integrate all’interno di questa nuova AI sono tre:

a) Snapshot AI

SGE utilizza l’AI per generare una risposta unica a una domanda lunga e con molti dettagli, condividendo poi informazioni da più fonti contemporaneamente. Un esempio che rende chiara la sua utilità potrebbe essere chiedere: “ci sono in zona ristoranti che presentano un menù per allergici, con poca affluenza, con determinate proposte culinarie?”. Dopo la risposta, si potrebbero chiedere ulteriori dettagli e rendere ancor più precisa la ricerca.

Ciò potrebbe far spaventare i più, perché questo significherebbe ridurre la SERP ai primi tre risultati che SGE ci propone, rendendo i restanti solo delle comparse. Ma Google ha tranquillizzato tutti affermando che continuerà la progettazione di questa AI senza ostacolare il traffico prezioso dei siti web. Ottima notizia per le aziende che si affidano al traffico di ricerca a pagamento o organico.

Questa istantanea baserà poi tutto sull’affidabilità e sulla presenza di tematiche YMYL, quindi bisognerà prestare attenzioni agli argomenti trattati e in generale alla progettazione dei siti web basandosi sui feedback degli utenti.

b) Conversational Mode

Questa feature può essere considerata il secondo livello di interazione. Se nella prima Google ci mostra semplicemente i risultati migliori alla nostra domanda, qui potremo creare delle vere e proprie conversazioni con l’AI, riuscendo a contestualizzare sempre di più quello che gli chiediamo.

Più domande dettagliate poniamo all’intelligenza artificiale, più qualità Google chiederà ai creatori di contenuti per cercare di mostrare sempre in meno passaggi quello che cercavamo veramente.

Per rispettare questo diktat dovremmo strutturare i contenuti secondo le linee E-EAT (Experience, Expertise, Authoritativeness e Trustworthiness) che Google ha progettato per alzare sempre di più il quality rater.

Inoltre dovremo costantemente aggiornare le parole chiave e saper utilizzare quelle negative, ovvero quelle parole che ci escludono da molte ricerche, ma ci includono in quelle che cerchiamo noi.

c) Vertical Experience

Questo aspetto è quella che interessa di più alle aziende che vendono online. Queste esperienze verticali sono istantanee ma di natura commerciale. Quindi anche in questo caso dovremmo saper descrivere in modo minuzioso il prodotto e rendere le immagini scalabili, in base al dispositivo e al suo eventuale posizionamento da parte dell’AI.

Questo non vuol dire che le classiche sponsorizzate nella SERP spariranno ma verranno traslate sopra alla barra di ricerca.

Qualità o quantità, questo è il dilemma

Le principali conclusioni che si possono trarre con le informazioni disponibili a oggi sono:

  • Riduzione traffico organico: che sia a causa delle Snapshot o della Conversational Mode, in qualsiasi caso la pagina SERP che l’utente si ritroverà davanti sarà già piena di informazioni ed elementi da indurlo a seguire i consigli dell’AI invece che al classico scroll nella pagina;
  • Aumento traffico qualificato: se un utente potenziale acquirente è in grado di apprendere e perfezionare la propria ricerca prima di fare clic su altre opzioni, probabilmente sarà più propenso a portare a termine l’acquisto nel momento in cui raggiungerà un ecommerce.

In definitiva, una soluzione per non farsi trovare impreparati è quella di iscriversi al programma di Search Labs e visionare in prima persona le potenzialità della SGE (e scriverci una mail per poter affrontare questa nuova sfida insieme).